Tahar Ben Jelloun ha la voce stanca, al telefono da Tangeri. Le bombe su Gaza hanno rubato alle parole la poesia, la sensualità, la magia che incantano nei suoi romanzi. Le notizie che arrivano da Khan Younès Deir, da Al-Balah, il conto dei morti, l'avanzata dei carri, soffocano di sdegno lo scrittore francofono più letto al mondo, nato a Fès, in Marocco, 64 anni fa, tradotto in oltre 40 paesi, indimenticabile autore di «Creatura di sabbia» e «Notte fatale». Da sempre schierato contro il razzismo, tutti i razzismi, risponde alle domande come per compiere un dovere, lentamente, staccando le parole. E un'involontaria rassegnazione, «i morti, l'odio, è già successo tante volte...».
Quali sono i suoi sentimenti?
«Sono i sentimenti del mondo intero. Siamo tutti stupefatti davanti all'attacco israeliano, totalmente sproporzionato rispetto ai razzi che Hamas lancia sul sud d'Israele. E' un modo terrificante, terribile, di rispondere a Hamas, uccidendo civili, gente disarmata. E' un crimine. Un crimine vergognoso. Un crimine contro l'umanità. I popoli del mondo arabo, dei paesi del Maghreb, i popoli d'Europa, tutti sono scandalizzati. Non è la prima volta che Israele sceglie questa strada. Nel 2006, quando ha attaccato il Libano, si invocavano le stesse ragioni, le stesse giustificazioni per rispondere alla Jihad islamica. Oggi rispondono è Hamas. Il risultato è sempre lo stesso: la morte dei civili, di centinaia e centinaia di innocenti. E' inammissibile. Non parlo come arabo, ma come essere umano. Sono disgustato da questa arroganza israeliana che si permette di fare la guerra a un popolo inerme, con in mano pietre. E razzi che fanno soprattutto paura».
Ma può esistere una risposta «proporzionata» ed efficace di Israele ai continui attacchi di Hamas?
«Bisognava, e bisogna, applicare le risoluzioni dell’Onu, applicare i piani di pace e non pretendere di volersi scegliere gli interlocutori. I rappresentanti di Hamas sono stati scelti dal popolo palestinese con elezioni democratiche. Io non voterei mai per Hamas, ma rispetto la scelta del popolo. Gli israeliani vogliono invece discutere soltanto con persone a loro grate. Così non può funzionare. Penso che Israele tema una pace che implicherebbe una sorta di normalità dello Stato. Forse cercano una pace che dia loro tutto e niente ai palestinesi...»
Israele può discutere con Hamas?
«Di sicuro non è con una strage degli innocenti che si troverà una soluzione. Al contrario, più la guerra va avanti, più l'odio aumenta. Nessuno apre le braccia a chi lo attacca. Tocca a Israele, che è più forte, fare uno sforzo e aprire dei negoziati».
Si arriverà alla pace?
«Tutto ciò dura da tanto, troppo tempo...Oggi non sono molto ottimista. Ma forse, se si riuscirà ad isolare questo conflitto, a lasciare israeliani e palestinesi soli, ad un tavolo, senza armi...».
Lei si trova in questi giorni in Marocco. I suoi amici, la gente attorno a lei, come reagisce?
«Siamo tutti disgustati. E' l'orrore. C'è stata una grande manifestazione a Rabat, come in molte alte città. La gente grida il suo odio. Non contro gli ebrei, come si vuole far credere, ma contro un esercito che ammazza degli innocenti».Il Messaggero

«Tanto ho navigato/ notte e giorno/ sulla barca del tuo amore/ che riuscirò alla fine ad amarti/ o morirò annegato ». Zaher Rezai
È andata all'Afghanistan, vittorioso per 5 a 4 sulla Russia in una combattuta finale nella centrale Federation Square di Melbourne, gremità di 5000 spettatori, la sesta Coppa del mondo di calcio di strada, riservata ai senza tetto e agli emarginati, che ha visto la partecipazione di 500 giocatori di 56 nazioni dei cinque continenti. Cannoniere della squadra afghana Sayeed Reza, un mendicante di Kabul, che ha segnato tre dei gol. Per la prima volta hanno gareggiato anche squadre femminili e nella finale lo Zambia ha facilmente battuto la Liberia per 7 a 1. L'Italia, campione del mondo 2004 e 2005, rappresentata dalla squadra della A.S.C. Nuova MultiEtnica di Milano composta da immigrati, aveva schiacciato l'Olanda 9 a 3, ma era stata battuta ai rigori dall'Ucraina, ed eliminata nei quarti di finale dalla Nigeria (9-7). Ogni anno il Network internazionale dei giornali di strada (Insp) organizza il campionato con il patrocinio dell'Onu, della Uefa e di vari enti locali e istituzioni. Lo "street soccer" è una sorta di calcetto velocissimo, in cui due squadre composte da 4 giocatori alla volta si sfidano in due tempi da 7 minuti, con cambi volanti. Il campo di 20 metri per 14 è recintato e non esiste fallo laterale, con la palla sempre in gioco. Il Messaggero
Afghan Lord, il blog di Nasim Fekrat, giovane blogger e reporter afghano recentemente insignito del premio giornalistico “ISF-Città di Siena 2008”, è stato nominato nella categoria "Miglior Blog del Sud Asia" nell’ambito della quinta edizione del Brass Crescent Awards 2008. Se volete potete votarlo per la vittoria finale rispettando una semplice procedura: seguite il link del Brass Crescent Award, andate in fondo alla pagina, guardate la seconda categoria dal basso, qui potete trovare Afghan Lord, cliccate per selezionare il blog poi andate più in basso nella pagina, inserite il vostro indirizzo e - mail, dopo aver spuntato l’opzione: "I certify that I am only voting once for the Brass Crescent Awards". Infine cliccate per inserire il vostro voto. A questo punto controllate la vostra casella di posta, troverete una email per confermare il vostro voto, per completare la procedura dovete solo cliccare sul link presente nella mail.
Ma non col fard ...
Gli Stati Uniti e Israele, nonostante le loro credenziali democratiche, rispettano molto di meno la libertà di stampa nelle zone di conflitto che nei loro confini.E' quanto afferma l'organizzazione francese Reporters Sans Frontières.Gli Stati Uniti sono calati al 119esimo posto nel rispetto delle libertà dei media fuori dai loro confini in una classifica annuale di oltre 160 paesi, scivolando di otto posti rispetto allo scorso anno.Israele, le cui forze armate hanno ucciso un giornalista palestinese quest'anno per la prima volta dal 2003, è 149esimo nella lista, mentre nel 2007 era al 103esimo posto.Il cameraman di Reuters Fadel Shana (nella foto) è stato ucciso ad aprile da un ordigno imbottito di schegge lanciata da un blindato israeliano nella striscia di Gaza.Un alto rappresentante legale dell'esercito israeliano ha detto che i militari non potevano vedere se Shana imbracciava una videocamera o un'arma e che in ogni caso erano giustificati a sparare.Sia Israele che Stati Uniti hanno tuttavia risalito la classifica per il rispetto alla libertà di stampa nei confini nazionali."Le democrazie coinvolte in guerre oltre frontiera, come Stati Uniti e Israele, scendono nella classifica ogni anno", si legge nel rapporto."Destabilizzate e sulla difensiva, le maggiori democrazie stanno gradualmente erodendo lo spazio per le libertà".I paesi nelle top 20 - guidate dall'Islanda al primo posto - hanno in comune di essere tutte democrazie parlamentari e nessuna è coinvolta in conflitti oltre confine.Le violenze della guerra hanno pesato anche sulle condizioni dei giornalisti in Georgia, che era al 66mo posto nel 2007 ma è piombata al 120mo quest'anno dopo il conflitto con la Russia.Anche il Niger non è andato meglio, scivolando al 130mo posto dall'87mo. Il Kenya ha perso terreno come effetto della violenza post-elettorale.I conflitti violenti mantengono paesi come Iraq, Pakistan e Afghanistan, considerati "zone nere" dai giornalisti, nella parte bassa della classifica.Grandi rischi per i giornalisti provengono anche da paesi come Cina, Iran e Zimbabwe, dice Rsf. Reuters
(ANSA) - ROMA, 16 OTT - Sono morti almeno 15 bambini e 3 donne nel raid che aerei delle forze internazionali in Afghanistan hanno condotto oggi a Helmand, nel Sud.Lo riferisce la BBC online. Un giornalista ha visto i corpi portati da un villaggio vicino a Lashgar Gah. I bambini uccisi, secondo il giornalista della BBC, avevano dai sei mesi ai 15 anni. Altri 9 morti sono sotto le macerie degli edifici distrutti. Un abitante della zona in precedenza aveva detto alla Afp che nel raid erano rimasti uccisi 25 civili.
Mi scuso se metto in evidenza una notizia che è sulle prime pagine di tutti i giornali e di cui tutti voi saranno già ampiamente informati (si coglie l'amara ironia?)
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha consegnato oggi al Quirinale le medaglie d'oro alla memoria a Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Gli inviati Rai furono assassinati il 20 Marzo 1994 a Mogadiscio in Somalia, mentre indagavano su traffici di armi e rifiuti tossici. Ancora oggi rimangono senza nomi mandanti ed esecutori del duplice omicidio. La richiesta per il conferimento della Medaglia al Merito Civile fu inviata alla Presidenza della Repubblica dal presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani, dall'Onorevole Mariangela Gritta Grainer e dal Sindaco di Riccione Daniele Imola nel 2006. La richiesta fu accettata del Presidente della Repubblica nel 2007. Ilaria e Miran sono stati ricordati come "fulgido esempio di elevato spirito di servizio e grande professionalità". Napolitano ha poi ricordato i giornalisti italiani caduti anche quest'anno, all'estero e in Italia. Agenzie
Gettato a terra e ammanettato davanti al figlio che stava accompagnando a scuola. Diop Moussa è un senegalese di 43 anni. Dal '92 vive e lavora regolarmente in Italia, è caporeparto responsabile del lavoro di 7 persone. E' sposato con un'italiana e ha un figlio di 6 anni. Mercoledì mattina, verso le 8.20, stava portando il figlio a scuola, in macchina. Parcheggia e scende con il bimbo. Lo raggiungono due vigili. Gli chiedono patente e libretto, perchè - dicono - il bambino viaggiava senza cintura. Lui mostra la patente e spiega che vuol portare prima il figlio a scuola. Poi li seguirà fino alla macchina, per mostrare il libretto. I vigili non sono d'accordo e insistono. Alla fine lo atterrano in 5 e lo ammanettano proprio di fronte la scuola, davanti al figlio, a tutti gli altri bambini e ai genitori. Lo portano via e il bambino rimane da solo, nel parco giochi, circondato da una piccola folla che inutilmente ha tentato di far ragionare gli agenti. Alcune persone seguono Diop fino al Comando, per capire il motivo di un gesto del genere, e poi testimoniano a suo favore. Sono mamme e papà di bambini che ogni giorno giocano e studiano con suo figlio. Diop ci racconta che non ha mai avuto problemi di questo genere, ma che invece da un po' di tempo si sente perseguitato. Ogni volta che porta il figlio a scuola, ogni mattina, incontra i vigili, e spesso capita che lo fermino. Una settimana fa ha ricevuto una multa, racconta, ed è stato preso a male parole da un altro vigile mentre, in bicicletta, tentava di attraversare le strisce pedonali scendendo da un marciapiede. Negli ultimi giorni, dice, ha scelto di cambiare strada nel tentativo di evitarli. Ma questa volta non è bastato. Video-testimonianza di Moussa e dei genitori degli altri alunni

Un nuovo rapporto delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi condanna il governo israeliano per gli atteggiamenti repressivi nei confronti dei giornalisti impegnati a documentare l’occupazione militare. Il rapporto di 20 pagine, che verrà presentato alla 63ima sessione dell’Assemblea generale attualmente in corso, denuncia i maltrattamenti subi